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Omelia della Messa di Pasqua

C’è tanto stupore, c’è tanta incredulità anche negli apostoli la mattina di Pasqua, Pietro e Giovanni. Non avevano ancora capito cosa diceva Gesù quando parlava della resurrezione … e questo stupore era uno stupore ed una incredulità che sono pieni di gioia. La liturgia di questa domenica di Pasqua è una liturgia di festa; lo abbiamo cantato nel salmo “rallegriamoci, esultiamo …” con questa bella melodia che ha composto il nostro don Amedeo. La gioia, l’esultare davanti a ciò che era inaspettato e che è avvenuto. E nel cuore di questa festa e di questa gioia, la forza dell’annuncio pasquale che abbiamo ascoltato nella prima lettura dalla bocca dell’apostolo Pietro nel giorno di Pentecoste.

La pasqua ci inserisce in un percorso che proprio alla Pentecoste porterà. Il giorno di pentecoste lo Spirito Santo riempie la chiesa e gli Apostoli e Maria e dal quel giorno gli apostoli diventano testimoni forti, coraggiosi, gioiosi e generosi di questa gioia e di questa festa. Tutti pagheranno con la vita la forza di questo annuncio.

Come viene compresa la pasqua nella chiesa primitiva l’abbiamo ascoltato anche dalla seconda lettura, come un cambiamento globale, totale della vita, dello sguardo della vita. L’apostolo Paolo: “Cercate le cose di lassù” … la vittoria di Cristo sulla morte ha abbattuto quella barriera che teneva prigioniera l’umanità, la barriera della morte. Quella che decideva che tutto quello che contava avveniva al di qual della morte. Questa barriera è stata vinta e la vita sfocia nell’eternità; e allora tutto cambia, e allora le cose importanti non sono quelle che si toccano, che si usano in questo tempo breve o lungo della nostra vita, ma le cose importanti sono quelle che ci accompagnano nell’eternità. E anche le cose più semplici possono diventare eterne, anche un bicchiere d’acqua, anche un bicchiere d’acqua ci accompagnerà per l’eternità. Ecco l’annuncio di Pietro, ecco la gioia di una vita nuova, di uno sguardo nuovo sul senso delle cose.

Ma questa mattina di Pasqua è caratterizzata nel racconto del Vangelo da qualcosa che noi ora non possiamo fare, perché siamo nelle case giustamente e dobbiamo aspettare che questo tempo difficile passi, perché il Vangelo della Pasqua è il Vangelo della corsa, direi che il giorno di Pasqua è il giorno delle corse: Giovanni più giovane corre più veloce di Pietro e arriva per primo al sepolcro, poi vanno a corsa a dirlo agli altri apostoli, e la sera di Pasqua i discepoli di Emmaus tornano correndo dagli apostoli “…abbiamo visto Gesù!”.

Incontrare Gesù risorto ci spinge a correre, ad andare. È bello immaginare in questo modo quello che Papa Francesco ci chiede continuamente “essere Chiesa in uscita”. Una chiesa che non tiene per se come un tesoro indivisibile con gli altri la gioia di questa resurrezione. Non una chiesa che si chiude in una devozione arida, che non produce frutti, non una chiesa che si chiude in una visione della vita fatta solo di visioni apocalittiche di peccati, di santoni e guaritori che nelle televisioni e nelle radio – seguite purtroppo da troppi fedeli – parlano di un cristianesimo che si chiude in se stesso.

Ci parla di una chiesa che va fuori, va fra la gente, senza orgoglio, senza prepotenza, ma con il sorriso, con l’umiltà, col mettersi al servizio degli altri, come fanno in questo tempo difficile tanti volontari, tanti giovani. Che bello pensare a una chiesa che si mescola come il lievito nella vita, che port vita, che porta speranza, che porta sorrisi!

Correte! Ora non si può correre, ma appena sarà possibile, corriamo con tanta energia! Il nostro mondo ha bisogno di persone che portano notizie belle, di persone che amano, di persone che sanno da che parte stare, che sanno da che parte stare; di persone – come diceva stanotte il Vangelo – che cercano la loro Galilea, la dove Gesù ha dato appuntamento. Nei fratelli noi lo incontriamo e lo sentiamo come lo sentono le donne la mattina di Pasqua, come lo sentono i discepoli di Emmaus, come lo sentono gli apostoli nel cenacolo.

Noi lo sentiamo vivo, che ci aspetta, che ci abbraccia e questa è la festa più bella. È un amico che sta per sempre accanto a noi. Sia questa la nostra Pasqua! E in attesa di correre anche con le nostre gambe, con tutta la nostra energia, corriamo oggi con il nostro cuore perché arrivi ad abbracciare come in un cerchio di amore tutto il mondo, specialmente chi in questo mondo passa questa Pasqua nella sofferenza e nella solitudine. Un grande abbraccio cantando alleluja con il cuore colmo di gioia per amore di Gesù.