Seguici sui social

UNA CHIESA APERTA E ACCOGLIENTE

UNA CHIESA APERTA E ACCOGLIENTE

Omelia del lunedì della IV settimana di Pasqua

 

Quello che ci viene raccontato nella prima lettura è uno dei problemi, delle difficoltà che la chiesa nascente ha trovato, una delle prime scelte difficili. C’erano due anime presenti: il ceppo giudaico, gli apostoli, i discepoli, i primi convertiti, cioè persone che avevano incontrato la fede in Gesù arrivando da tutta la tradizione dell’Antico Testamento, la circoncisione, l’obbedienza ai comandamenti, il culto al tempio. Loro sono stati i primi cristiani.

In seguito però la diffusione del Vangelo, la forza dello Spirito Santo, degli apostoli, la loro dispersione anche al di fuori di Gerusalemme a causa anche delle persecuzioni, porta a far conoscere il vangelo di Gesù anche a persone che venivano dal paganesimo, dalla religione romana, greca, da altre religioni dell’Asia Minore, dell’Africa dell’Etiopia.,

Il primo problema che la chiesa dovette affrontare era perciò questo: i cristiani che vengono dal paganesimo devono prima sottostare a tutta la legge giudaica o è sufficiente la fede in Gesù? La legge giudaica prevedeva che alcuni animali non si potessero mangiare, che ci fossero alcuni riti, anche troppi al tempo di Gesù, tanto che non ci capivano più niente da quante regole c’erano.

Una parte degli Apostoli con Paolo, che è stato l’apostolo che più ha diffuso il vangelo fuori dalla Palestina, dicono: no, per credere e diventare cristiani basta credere in Gesù. Questa è la legge fondamentale: l’amore, la parola di Gesù, il vangelo.

E Pietro come primo Papa si trova un po’ nel mezzo a questo, e il racconto della prima lettura ci dice come lui ha avuto questa visione, e lo Spirito l’ha portato in questa casa, in una famiglia pagana, che però ha ricevuto il dono dello Spirito, è diventata cristiana.

Questo è un pericolo che accompagna sempre la chiesa, quello della chiusura, del non far entrare nessuno. A volte come è difficile anche far entrare qualcuno in un nuovo servizio di volontariato, anche nella parrocchia, perché chi l’ha sempre fatto sente quella cosa come un potere: “non dobbiamo aprire a tutti”.

In realtà quello che Gesù pensa è proprio l’opposto. Lo abbiamo ascoltato nel vangelo: “io ho anche altre pecore che non vengono da questo recinto …” e ho un sogno – dice Gesù -, “un solo gregge, un solo pastore”. Non una sola chiesa! L’obbiettivo non è che tutti diventino cristiani. La chiesa è un segno nella storia di ciò che sarà il paradiso, la chiesa è il dono che noi abbiamo ricevuto di conoscere già il vangelo.

Ma questo sogno di Gesù di avere un solo gregge e un solo pastore è l’umanità intera. Perché siamo gelosi di questa apertura di Gesù? Perché siamo gelosi di questa accoglienza? Perché lo vorremmo forse chiuso nel nostro recinto. “… Quelli non sono dei nostri”: quanta gente, quanti bei cristiani abbiamo perso negli anni perché dicevamo che non erano dei nostri!

Ecco, la chiesa è questo grande sogno di Gesù, un segno che lo realizza nella storia.

Poi un altro grande pericolo accompagna la chiesa – ma tornerà nei prossimi giorni – è quello di essere mercenari, la tentazione di fare i soldi, di gestire i soldi, quanto ci allontana da Dio e dal vangelo.

Chiediamo al Signore che davvero ci faccia essere contenti di questo nostro Pastore che non perde neanche una delle pecorelle affidate, ma che pensa che nessuna sia così lontana da lui da non poterla raggiungere con il suo amore.